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Di Maio: «Lo Stato restituisca a De Masi la sua vita»

Il ministro del Lavoro in visita Gioia Tauro con Bonafede: «Chi denuncia non deve sentirsi solo». L’imprenditore: «Con il lavoro si può battere la criminalità»


GIOIA TAURO «De Masi è un simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e ai crimini bancari ed oggi vogliamo lanciare un segnale forte e chiaro: siamo con De Masi e con tutti gli imprenditori come lui. Chi ha il coraggio di denunciare non deve sentirsi solo». Lo ha scritto il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, in un post pubblicato sui social, in occasione del suo arrivo in Calabria. Di Maio è arrivato all’aeroporto di Lamezia Terme in tarda mattinata ed insieme al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha incontrato a Gioia Tauro Antonino De Masi, l’imprenditore sotto scorta per avere denunciato il racket. Al quale ha lanciato un messaggio chiaro: «Lo Stato deve restituire la sua vita a Nino De Masi. Fa effetto vedere una camionetta dell’Esercito davanti alla sua impresa. E deve ridargli la possibilità di accesso al credito. La criminalità deve sapere che chi tocca De Masi tocca il Governo e lo Stato e avrà pesanti conseguenze». Durante la sua visita, il ministro ha ovviamente affrontato altri temi, come il futuro dell’area portuale: «Il commissariamento deve finire». Lo ha detto Di Maio incontrando alcuni lavoratori licenziati dalle società operanti nello scalo marittimo calabrese. «Dobbiamo riportare un po’ di normalità in quest’area – aggiunge -. Nessun proclama, ma questa può diventare davvero il volano di sviluppo di tutta la regione». Il vicepremier ha poi parlato della questione meridionale: «Ai calabresi dico che mai più il Sud sarà lasciato indietro. Il Sud – ha aggiunto – dovrà avere pari dignità e colmare il gap. Lo faremo con il reddito di cittadinanza, con investimenti in infrastrutture, con aiuti alle imprese, la mobilità sostenibile, l’energia». Un passaggio lo ha dedicato anche ai “prenditori” che troppe volte hanno sfruttato gli incentivi per poi sparire: «Noi stiamo con gli imprenditori. Coloro che hanno preso soldi e poi sono scappati non sono amici di questo Governo. Noi siamo con imprenditori come De Masi – ha aggiunto – che si sono scontrati prima con la ‘ndrangheta e sono sotto scorta e poi con l’atteggiamento mafioso di alcune banche. Questi non solo vanno difesi ma sono nostri amici. L’area di Gioia Tauro è tra le più depresse d’Italia nonostante un porto tra i più importanti d’Europa. Dobbiamo investire su questo, sulle eccellenze enogastronomiche, sull’Autorità portuale, eliminando il commissariamento».


DE MASI: «FINALMENTE LO STATO È QUI» «Per 18 anni ho gridato alla luna, nessuno mi ha ascoltato nonostante i miei appelli e le richieste di essere ascoltato. In pochi mesi ora lo Stato è venuto qui a Gioia Tauro, questo governo ci sta facendo vedere che la normalità può esistere. La criminalità può essere sconfitta con il lavoro e lo Stato, oltre agli arresti ai criminali, deve anche proporre condizioni affinché si possano realizzare». Così invece Antonino De Masi, imprenditore operante nell’area industriale di Gioia Tauro, incontrando  Di Maio. «La presenza dello Stato nella mia azienda, presidiata quotidianamente dall’esercito, a fianco dei miei lavoratori – ha aggiunto l’imprenditore calabrese – credo che sia un bel segno. Non voglio andare altrove per lavorare – ha concluso De Masi – come un cavaliere voglio sconfiggere il drago della criminalità». Con De Masi erano presenti anche altri due imprenditori simbolo della Calabria produttiva, Pippo Callipo e Gaetano Saffioti.


L’INCONTRO CON AGOSTINELLI Di Maio ha incontrato anche il commissario straordinario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli. «Nel corso della visita nell’area portuale di Gioia Tauro e nello stabilimento industriale dell’imprenditore Nino De Masi – si afferma in un comunicato dell’Autorità portuale – il commissario Agostinelli, in un incontro privato, ha illustrato, sia al vicepremier Di Maio che al parlamentare Nicola Morra, le problematiche che, in questo momento, interessano lo scalo calabrese. L’incontro, dai toni molto cordiali, si è rivelato molto proficuo. La riunione si è, infatti, conclusa con una chiara manifestazione di preciso interesse rispetto alle sorti dello scalo che sarà seguito, con particolare e diretta attenzione, dal governo».


BONAFEDE: «LOTTA SENZA PRECEDENTI ALLA CORRUZIONE» Una «lotta senza precedenti» alla corruzione, una «rivoluzione di legalità». È quella che il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in diretta Facebook da Gioia Tauro, ha annunciato con il provvedimento che «probabilmente già entro questa settimana» il governo presenterà per il contrasto alla corruzione. «La ‘ndrangheta e tutte le mafie italiane – ha detto il ministro – si muovono oggi attraverso la corruzione: lo Stato avrà il suo ruolo e la lotta al crimine organizzato viaggerà sui fatti». Due gli strumenti centrali per il contrasto alla corruzione previsti nel piano del governo: il primo è il “Daspo” ai corrotti, «per dire che se lo Stato becca un imprenditore che corrompe – ha spiegato Bonafede – quell’imprenditore deve sapere che non avrà mai più a che fare con la pubblica amministrazione. Questo avverrà per tutti coloro con condanne definitive per corruzione». Il messaggio, ha aggiunto il ministro, «deve essere “ti conviene essere onesto”», perché «lo Stato nella lotta alla corruzione non vede mezze misure». Altra «norma fondamentale», ha affermato il Guardasigilli, sarà quella sull’agente sotto copertura: «Ora viene utilizzato per la lotta al terrorismo o al traffico di droga, ma non per la corruzione – ha osservato – così avviene che se le forze dell’ordine con la magistratura portano avanti indagini importanti poi hanno difficoltà a provare i fatti nelle aule di giustizia». Quindi, «l’aumento delle pene è importante – ha rilevato Bonafede – ma la prima cosa è dare uno strumento ai servitori dello Stato per smascherare la corruzione e provare quei fenomeni nelle aule di tribunale». Si tratta di «strumenti senza se e senza ma», ha concluso il ministro, «che interrompono tutti i legami tra malavita e Stato». Bonafede ha ricordato che in Italia i detenuti per i reati dei cosiddetti “colletti bianchi” sono «solo lo 0,6%»: questo dato «ci dice che c’è qualcosa che non va».


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